Nel 2018 con la sentenza n. 18287  é  stato recuperato  il tenore di vita goduto dai coniugi in costanza di matrimonio, che era stato definitivamente abbandonato nel 2017…ma con una diversa valutazione, soprattutto affiancato da altri parametri, ad esempio l’importanza dell’apporto dato alla famiglia..In pratica, ad esempio se una moglie non ha mai lavorato o lavorato part-time per accudire figli….casa..etc….e oggi ha una condizione economica diversa dal marito, IL GIUDICE LA DEVE  riequilibrare.

E quindi come si determina l’assegno? Prima di tutto il Giudice deve comparare le condizione economiche-patrimoniali delle parti. Quindi non solo stipendi…ma beni immobili, mobili, investimenti..etc..Se verifica l’inadeguatezza delle capacità economiche di chi chiede l’assegno, andrà a valutare appunto l’apporto ed il contributo dato negli anni alla famiglia, la durata del matrimonio, le potenzialità professionali di chi chiede l’assegno, per avere un quadro completo.

Naturalmente si tratta di linee guida, starà al Giudice valutare caso per caso, di sicuro la CASSAZIONE ha voluto dare maggior rilievo a principi costituzionalmente affermati, come il principio di uguaglianza più sostanziale che formale (art.3)..o semplicemente Articolo 29 “La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio. Il matrimonio è ordinato sull’uguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell’unità familiare” Principi…che non devono sparire con la FINE del matrimonio…MA SOPRATTUTTO, A MIO AVVISO, riconoscere FINALMENTE, che OCCUPARSI della famiglia É UN INVESTIMENTO….è un grande traguardo….!

Ricordo ha natura e presupposti diversi DELL’ASSEGNO in fase di separazione

L’ASSEGNO DIVORZILE tra i vari presupposti ed elementi che devono essere valutati vi è la DURATA DEL MATRIMONIO. Orbene la Cassazione A SEZIONI UNITE ha stabilito con una recente sentenza, la n. 35485/2023 che deve essere calcolato anche il periodo di convivenza che vi è stato prima del matrimonio. Ormai è abbastanza normale che una coppia prima di sposarsi conviva, talvolta anche per anni. In genere durante questo periodo la coppia si è consolidata e soprattutto si sono consolidati i ruoli domestici, capaci di creare quegli “scompensi” che poi verranno valutati in sede di divorzio.

Ebbene questo periodo deve essere calcolato. 

È una decisione importantissima, perché da rilevanza ad una situazione di fatto, la convivenza, che purtroppo ancora in Italia è ben poco tutelata. Ma almeno quando è seguita dal matrimonio le deve essere riconosciuto un effetto giuridico.

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